Uganda

E' TORNATA LA NOSTRA SEGRETARIA

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Muna, di rientro dall'Uganda, ci farà ancora per un po' da segretaria

DIARIO DI MUNA DA JINJA (Uganda): progetto e volontario sostenuti da Vivere con Lentezza

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E' momento di grandi cambiamenti qui a Balidhabene. Per sostenere parte delle spese la scuola inizia a funzionare anche da ristorante. Si prenota qualche giorno prima, così noi abbiamo il tempo di trovare le materie prime, di cucinare con calma e di correggere eventuali errori. Se non piove apparecchiamo fuori, sotto le piante e le ragazze imparano a servire in modo professionale anche gli sconosciuti. Per ora sono un po' lente ed hanno poco occhio, fanno solo quello che viene loro detto e non guardano se serve altro, ma migliorano rapidamente.

Una seconda ragazza ha trovato lavoro prima ancora di finire la scuola, ha chiesto come giorno libero il martedì, in modo da poter seguire una lezione di cucina a settimana. Un'altra già lavorava quando sono arrivata qui, viene a scuola tutti i giovedì. Sono felici perché oltre allo stipendio hanno per la prima volta una camera tutta loro, con un letto vero e un rubinetto per l'acqua nello stesso stabile.

Finalmente sono anche iniziati i lavori per finire la struttura alle spalle della scuola, che ospiterà delle stanze per poter accogliere le ragazze che vengono da più lontano. Purtroppo il costo è elevato, perciò una parte dello stabile sarà affittato ad un'altra associazione per avere l'introito dell'affitto. Anche a stanze saranno affittate, alle ragazze che possono permetterselo o a quelle che lavoreranno un pochino per Balidhabene. Una di loro ad ottobre entrerà nella prima stanza, con bagno interno e cucina comune accanto, per cucinare e fare il bucato all'altro ospite della scuola. Sì, avrò un inquilino olandese, ex-manager di hotel e ristoranti su navi da crociera, si dedica ora ad insegnare la sua professione in vari istituti qui a Jinja, anche qui da noi.

MUNA da JINJA (Uganda)

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foto frutto

 

Se fossi una pianta e se potessi migrare, ad agosto verrei nella verde Repubblica dell'Uganda. E se potessi scegliere, allora verrei sulle colline di Jinja, da dove poter ammirare il Nilo in lontananza. Avrei farfalle grandi e colorate che si rincorrono attorno a me, terra rossa sulle radici e libellule attorno. Accanto avrei fiori odorosi e fecondi. Abbandonerei le mie foglie nel vento che preannuncia il temporale, allungherei il mio tronco verso il sole che brucia, accoglierei le piogge tiepide e sono certa che produrrei frutti come quelli che si trovano qui: sgargianti, abbondanti, zuccherini, burrosi.

 

ragazze nell'orto

 

Queste sono le ragazze di Balidhabene, nell'orto dietro la loro scuola e mia casa.

 

 

 

 

 

www.dolcemigrare.ilcannocchiale.it

 

DIARIO di MUNA da JINJIA (Uganda)

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 LEZIONI DI ITALIANO Premesso che quando sono arrivata a Jinja, due settimane or sono, non avevo idea di che cosa avrei fatto e premesso anche che non ho nessun fine nascosto perseguibile attraverso l'insegnamento dell'italiano, mi ritrovo a fare la maestra della mia lingua madre. Due le classi, due i momenti, due le motivazioni.
Da un lato ci sono le ragazze di Balidhabene, la scuola in cui tento di fare qualcosa di utile. Studiano per poter trovare un lavoro che dia loro un po' di soldi per se stesse e le loro famiglie e nel contempo le renda indipendenti e rispettate anche dal genere maschile. Vogliono diventare cameriere, cuoche, domestiche. Chef e manager di ristoranti. Qui imparano a cucinare, pulire, stirare, servire, lavare e cucire. Soprattutto imparano a lavorare in gruppo, a non approfittare di ciò che non è loro e a non consumare ciò di chi è considerato ricco. Imparano la puntualità e l'onestà, o almeno questi sono gli obiettivi della fondatrice per poi aiutarle a trovar lavoro. Poi ci sono delle lezioni specifiche: inglese, igiene, nutrizione, teamwork (no non significa che se siamo in 15 e c'è un lavoro da fare qualcun altro lo farà al posto mio), hotel management e adesso italiano e informatica. Indovinate? Sì, le ultime due sono tutte mie. Mi dicono che dei pochi stranieri che transitano qui, e non parlano inglese, la maggior parte sono italiani. E poi studiano un sacco di ricette dai nomi esotici, tipo tagliatelle al pesto (che dramma accendere il frullatore) o risotto alla milanese, che vogliono saper pronunciare oltre che preparare.

DIARIO di MUNA da JINJIA (Uganda)

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20 agosto 2008 Domenica I giorni per me non hanno grandi differenze, sono tutti molto densi e la programmazione è minima: i contrattempi sono talmente tanti che è impossibile farne un inventario a priori. Una ragazza si è presa la malaria, un'altra è scappata dal lavoro, è morta una nonna, un padre ha portato via il bambino alla madre (i maschi stanno con la famiglia del padre per tradizione). Ha piovuto e la strada è franata completamente, l'insegnante che aspettavi non è mai arrivato, al mercato è ricomparsa la carne, le melanzane sono morte dopo che è passato un aereo che spargeva insetticida.
Un convento ammazza tutti i suoi polli e li vende, bisogna correre a comprarli, ma c'è ancora un lunga lista di mani da stringere e di spiegazioni da dare, le relazioni sono tutto e bisogna provvedere ad ampie presentazioni ufficiali. E poi devo dare lezioni di italiano e di computer. In questa allegra confusione mi alzo sempre attorno alle sei e poi attendo i segnali del nuovo giorno: non c'è ansia, non c'è stress: gli imprevisti ci saranno ed è inutile scervellarsi su quali siano, tanto ci sorprenderanno comunque.
Il fine settimana ho la stessa sveglia e la stessa prospettiva: attendo le emergenze e nel frattempo cerco di capire un pochino dove sono, camminando a piedi o chiacchierando con i miei vicini.
La domenica però si avverte nell'aria. Sarà che la maggior parte della popolazione è in qualche modo cristiana, ma è davvero un giorno speciale.

VIVERECONLENTEZZA IN AFRICA: IL NOSTRO IMPEGNO A JINJA (UGANDA)

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Il nostro incontro con Sara Alba

Sara Alba era una dipendente comunale di Cernusco sul Naviglio, Dopo la morte del marito, originario dell'Uganda, e dopo essere andata in pensione, ha deciso di ralizzare il suo sogno: dare istruzione ed un futuro a ragazze ugandesi orfane o con genitori ammalati di AIDS, la cui unica prospettiva è quella di diventare prostitute. Il suo motto è: Istruisci una ragazza, istruisci una famiglia. A Balidhabene (Jinja) ha fondato una scuola che prepara circa 15 ragazze l'anno a lavorare negli hotel della zona. Le abbiamo chiesto: cosa le serve? Risposta: due cose, un'assistente, perchè ho 68 anni e lì sono sola e, naturalmente, fondi. (il costo di gestione annuale della scuola che la signora Alba ha donato alla diocesi di Jinja, è di circa 6 mila euro)

LA STORIA DELLA MAMMA DELLA NOSTRA AMICA AULIRA

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Sara Alba, ex dipendente comunale di Cernusco sul Naviglio (Milano), dopo la morte del marito originario dell'Uganda, dopo essere andata in pensione ha deciso di realizzare il suo sogno: offrire istruzione gratuita a ragazze ugandesi orfane, con genitori ammalati di AIDS e in condizioni di estrema povertà, per dare loro un futuro. Ha fondato una scuola in cui si studia: economia domestica, sartoria, cucina e servizio in tavola. Il suo motto: ISTRUISCI UNA RAGAZZA, ISTRUISCI UNA FAMIGLIA. saralba@yahoo.com
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