Dagli amici

DALLA NOSTRA AMICA DONATELLA: CHI PITTURA DA SE'

Nello scorso dicembre insieme ai genitori di altri 11 compagni di classe di nostro figlio, ci siamo allegramente ritrovati, senza tanti perché, a ridipingere e pulire l’aula del Liceo Scientifico che frequentano.Si potrebbero fare fiumi di discorsi sull’opportunità o meno di intervenire direttamente come cittadini, ma a noi non interessava partecipare a nessuna crociata, solo senso civico e voglia di sentire più nostra la cosa pubblica. La scuola ha messo a disposizione “la pittura” e noi pennelli e olio di gomito! E non importa se l’anno prossimo i ragazzi cambieranno classe, altri beneficeranno per un po’ del nostro lavoro….sperando che l’ambiente più pulito ed accogliente coinvolga maggiormente ragazzi ed insegnanti.  Se con la nuova classe sarà necessario ricorrere ancora a spugne e pennelli, un po’ dei nostri ragazzi si sono già offerti come imbianchini…coi tempi che corrono…giusto studiare, ma meglio “imparare l’arte”!!!!.

CATANIA, 13 DICEMBRE ORE 16.30 PRIMA FESTA DEGLI AMICI DI VIVERE CON LENTEZZA

COMUNE DI CATANIA ASSESSORATO ALLA CULTURA E GRANDI EVENTI

DIREZIONE SS.DD., DECENTRAMENTO E STATISTICA

Biblioteca Centro Culturale “Rosario Livatino”

Amici di “Leggevamo 4 libri al  …Castello”, siete tutti invitati a partecipare alla Festa di Natale

“Cunti e Canti” della Tradizione con gli Zampognari di Maletto

 13 Dicembre 2011 ore 16.30 Castello di Leucatia - Sala Conferenze

via Leucatia, 6

DAL BLOG DELLA NOSTRA AMICA CHIARA FRANCESE MARINOLLI "NONSOLOLEMMI": "Matinée Littéraire in famiglia"

nonsololemmi

"Compito a casa: scegli un brano per te particolarmente significativo dell'ultimo libro che hai letto. Ritroviamoci a tavola per una colazione domenicale che non ha orario e leggiamo insieme ad alta voce, ognuno per gli altri".

Che bello leggere a voce alta anche in casa con la famiglia o gli amici!
 

DAL BLOG DELLA NOSTRA AMICA CHIARA FRANCESE MARINOLLI "NONSOLOEMMI" : SERENDIPITA'

http://nonsololemmi.blogspot.com/2011/08/serendipita.html

La serendipità è quella sensazione che si prova quando si scopre una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un'altra.

DALL'AMICO DOMENICO RUGGIERO, riflessioni sulla cooperazione

Se stai bene tu… sto bene anch’io.
Altrimenti stiamo male tutti e due.
Cosa vuol dire?
Se una mano lava l’altra…vuol dire che c’è bisogno di tutte e due.
E’ vero!
Uno potrebbe obiettare: si può fare ameno di una….
Ma che vita monca sarebbe…?
Quindi ambedue le mani servono… se vogliamo star bene.
E così anche i piedi… ecc.. ecc...
Allora ci si chiede:
E’ questa la causa dei problemi del mondo…?
Da quando il male ha pervaso l’uomo…la parete occipitale
sinistra… ha aumentato il suo volume d’affare, a discapito

DALLA NOSTRA AMICA BARBARAH GUGLIELMANA

    E' l’ora di aspettare.

Non smetterlo... adesso.

Sarebbe una nuvola senza raggi,

una bocca senza sigaro,

una collana senza anello,

un amore senza delusione,

una casa senza tappeti.

     E sarebbe senza.

E avenzeresti i piatti nel lavello,

il dentifricio sul lavandino,

la saponetta nella vasca,

la paperetta al mare.

    E non sarebbe pulito.

Correresti sulle ginocchia scendendo le langhe,

assaporando un vino ferroso,

giocando una mano di scopa,

scrollando i riccioli bianchi.

   E lasciando un quadro di nuda svestita.

Affameresti il tavolo,

affetteresti un salume,

mangeresti senza pane,

compreresti uova fresche di gallina.

    E berresti marmellata di pomodoro.

L’impiastro migliore ti fa vomitare sulla vita, 

e fallo.

Barbarah Guglielmana - www.barbarah.info

DAL NOSTRO AMICO DAVIDE CASTIGLIONE UN RICORDO DEL POETA GIOVANNI GIUDICI

Avvicinamento alla poesia di Giudici

Dopo Luzi e Raboni si è spento, il 24 maggio 2011, anche Giovanni Giudici, penultima voce fondamentale (l’altra è Zanzotto) della nostra poesia novecentesca. Ligure di nascita, studiò a Roma, dove visse per un ventennio, per trasferirsi poi a Ivrea, Torino e Milano, sempre alle dipendenze dell’Olivetti, dove lavorò in qualità di giornalista e pubblicista. Qui fu suo compagno di stanza il grande intellettuale e poeta Franco Fortini, che dell’amico ebbe a dire: “Giudici è l'unico che abbia avuto il coraggio di riprendere il discorso poetico, deliberatamente, dove Gozzano lo aveva lasciato”.
È impossibile, specie in un articolo così breve, dare conto anche solo per cenni del suo percorso poetico, ricchissimo e imponente: dodici raccolte poetiche maggiori, da La vita in versi (1965, che raccoglie tutta la produzione precedente) a Eresia della sera (1999), senza contare le traduzioni dei grandi americani Robert Frost e Sylvia Plath e dell’Onegin di Puškin.
Basti dire che la sua poesia è segnata fin da subito da una decisa opzione antinovecentista, per cui i modelli ermetici ancora attivi in Sereni e Zanzotto (per non parlare di Luzi) sono in lui totalmente assenti: non c’è, insomma, un culto della parola alta, assoluta, astorica, nobilmente letteraria; c’è invece l’adesione a una linea comunicativa, compromessa fino alle radici con la realtà quotidiana, con la prosa, e innervata d’ironia. Si è spesso parlato di crepuscolarismo nel suo caso, ma l’etichetta rischia, per un poeta di tale caratura, di essere riduttiva: perché non è poesia di distaccata e disillusa osservazione la sua, ma di raffigurazione sociale filtrata da un io che del poeta è doppio – suprema finzione di un’auto-narrazione che mette in scena, teatralmente, un soggetto svuotato, frustrato, prodotto dello sfruttamento capitalistico ma incredibilmente loquace, fàtico verso il lettore. In Giudici, così consapevole del proprio tempo e politicamente impegnato, l’ossessione della biografia (valgano da esempio titoli come Autobiologia, La vita in versi) sulla scia del Canzoniere di Saba, non è mai rinuncia al confronto con l’esterno: è anzi astuto stratagemma per confrontarsi con la realtà e leggerla, facendo di se stesso un io sociale quasi spersonalizzato.
La base del suo linguaggio poetico è scopertamente colloquiale, presenta scarti verso il basso perfino gergali, intercalari (“intendo dire”, “non è da escludersi”, “eh sì”, per limitarci a pochissimi esempi da un campionario quasi sterminato) che mai potrebbero figurare in una linea di poesia pura. Tuttavia – e qui sta un primo attrito – la forma prediletta è quella tradizionale: strofe rimate, verso tendenzialmente canonico, quasi una tentazione di canto contrastata però, discorsivamente, da cesure, incidentali, enjambements, ripetizioni a rendere il ritmo concitato, o ironicamente franto; ad arricchire e problematizzare il dettato è poi l’uso abbondante di aggettivi preposti al sostantivo – in chiave ironica (come “declinante intelletto”), di locuzioni latine e del gerundio letterario (come nel verso “è entrato – lei gemendo – m’ha svegliato”), o inversioni. L’esito è talora straniante, e il cozzo sembra un lascito di Montale, col quale Giudici instaurò un dialogo a distanza, dialogo fatto anche di poesie dedicate reciprocamente. L’affettazione letteraria raggiunge uno dei punti più alti – e geniali – con quel canzoniere amoroso di stampo stilnovista che è Salutz (1986). Eccone alcuni versi, a esemplificare il discorso: “O ben non sia probabilmente invano / Che nostri secretissimi pensieri / io voi dissimuliamo con virtù”.
Eppure, a un massimo di finzione corrisponde una umanissima verità, una pronuncia partecipata (“E la bocca ride agra: / ma come ti morde il cuore / sa chi t’ha vista magra / farti le trecce per fare l’amore”), a tratti straziante e sentenziosa (“Essere umani può anche significare rassegnarsi. / Ma essere più umani è persistere a darsi”), che non si risparmia e sabianamente non si tira indietro davanti alle parole trite dei grandi temi della vita e della morte (“C’era un bel sole, volevo vivere la mia morte. / Morire la mia vita non era naturale”).
Di seguito una poesia tra le molte che avrei potuto scegliere, dove la partecipazione all’altrui dolore, scevra di qualsiasi accento retorico, è tragica e vitale capacità empatica:

LA CADUTA DEL CICLISTA
Chi è più vulnerabile – il ciclista
nel traffico in città, o lui dall’orlo
del catino guizzante sulla corda
(prima che la raggiunga) della pista?

Se un sasso scheggia il legno
delle ruote o scagliata fra i lucenti
raggi una sbarra rompe l’armonia
– capovolgersi è un attimo, la mia

stessa vita precipita con lui
la fronte a quel durissimo cemento,
si spaccano i suoi denti in me, mio sangue
è il sangue tra i suoi capelli, il lamento

degli ossi fratturati che già fui.

(Da La vita in versi, 1965)


                                                   Davide Castiglione






 

ROBERTO DURKOVIC E I FANTASISTI DEL METRO'

Domenica 12 giugno 2011 Bar Trapani -Pavia - ore 18.00 (fra Mirabello e Montemaino)
Gruppo musicale formatosi anni fa dall'incontro casuale tra Roberto Durkovich, giovane musicista e cantautore che stava iniziando a farsi conoscere da pubblico e critica (il suo brano "Piccola Irene" era stato segnalato al premio della critica "Sanremo nuovi talenti") e un gruppo di musicisti rumeni, notati mentre cercavano di guadagnarsi da vivere suonando sulla metro milanese.

DALL'AMICO MARCO MARCHISIO

Dopo i canonici 12 mesi di gravidanza, questa mattina è nato GIUSTINO, figlio di GUNZOTTA e di Asino NN. Madre e asinello stanno bene  e sono teneramente insieme.
 

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