Dagli amici
MILANO - 13 FEBBRAIO - MARATONA D'AMORE + JOBMARATHON = MARATONA D'AMORE E/E' LAVORO
JobTalk - Maratoneti d'amore e JobMarathoneti, drogati di romanzi poesia e canzoni, mancano pochi giorni: i due reading più belli del 2009 ritornano il 13 febbraio sabato (day before) San Valentino a Milano alla libreria Mondadori di Piazza del Duomo dalle 15 alle 20 riproposti in uno spericolato merger di lettura che abbraccia le due dimensioni più importanti della vita: lavoro e//é amore.
A cura di Rosanna Santonocito e Paola Calvetti - partecipa anche Bruno Contigiani.
DAL NOSTRO AMICO MARCO MARCHISIO EX HARLEY DAVIDSON ORA FELICE COLTIVATORE DI OLIVE IN LIGURIA
QUESTI SONO GLI AUGURI CHE SERGIO VICARIO HA INVIATO A BRUNO CONTIGIANI E CHE GIRIAMO A TUTTI! ... firmato Giacomo Leopardi
Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce ma quella che non si conosce, non la vita passata ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso comincerà a trattare bene voi, me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice.
(Giacomo Leopardi)
DALLA NOSTRA AMICA MANUZZA ... IL PARCHEGGIO DELL'AUTOMOBILE
È un mio personale "comandalento" che funziona molto bene!
DAL NOSTRO AMICO PASQUALE TORNATORE ... UNA LETTERA DI SILVIA RICCI
Caro Babbo Natale,
ti scrivo per informarti che quest'anno ho deciso di non chiederti niente, perchè in verità non ho bisogno di niente. Quest'anno ho deciso che il mio Natale sara umile, parco, a km zero, un vero Natale di decrescita.
Sotto l'albero non ho bisogno dell'ultimo grido tecnologico, che sia computer, telefonino, tv al plasma, stereo, i-pod, gioco elettronico, palmare, videocamera. Impacchettati e infiocchettati non voglio profumi, cravatte, gioielli o bigiotteria, un capo di moda firmato, scarpe ultra-fashion o ninnoli inutili d'arredamento.
E non voglio neanche utensili da cucina, elettrodomestici all'ultima moda o strumenti del fai-da-te. Inoltre non voglio dischi, album musicali del mio cantante preferito, dvd e cd.
Per favore, Babbo Natale, risparmiami anche il dono di quei libri che non leggero mai. La mia casa è piena di cose, oggetti, roba, vestiti. fronzoli, paccottiglia, cianfrusaglie, attrezzi e annessi che prendono solo polvere,occupano spazio e vengono usati due-tre volte l'anno.
Certo pero, I'obbligo è di averli tutti, senno che casa è ? Caro Babbo Natale, mi scordavo di dirti che nel mio piatto, per le feste, non voglio prodotti animali, cibi o ingredienti esotici, frutta dell'altro mondo o ricercati manicaretti per la cui preparazione servono giorni e immensi capitali.
E poi ti avverto: quest'anno non comprerò nessun albero di Natale, ne finto ne vero, ne quelle brutte statuette di plastica per il Presepe, che hanno facce inespressive e non sorridono mai. Sembra sempre che assistano più a un lutto che a una nascita!
Invece, per iI Presepe di quest'anno, con la pasta di pane, modellerò tante figurine come Ie voglio io e disegnerò sui loro visi enormi sorrisi. Si ! Anche sulle pecorine. Grazie Babbo Natale. Spero che tu legga questa lettera e che tu esaudisca i miei desideri e se non hai altro da fare a Natale, puoi venire a pranzo da me
DALLA NOSTRA AMICA MARIKA... BUONE NOTIZIE GRAZIE ALLA LEGGEVAMO QUATTRO LIBRI AL BAR
Venerdì 20 novembre su UnoMattina saranno presenti in studio un poeta schizofrenico di Montoro Inf. e la bibliotecaria che l'ha adottato. E' stato introdotto e reso noto durante due pomeriggi di Leggevamo 4 libri al bar...
E' un risultato bellissimo. A voi volevo confidarlo in anteprima. Siete i padrini "morali".
IL TEMPO DI FARE LA NOSTRA PARTE: "MULTE MORALI PER TUTTI I PARCHEGGIATORI SELVAGGI" da DISABILI.COM
Stanco/a di rischiare di essere investito perché costretto a scenderedal marciapiede a causa di un mega SUV parcheggiato sul marciapiede?Stanco/a di vedere macchine parcheggiate su una pista ciclabile? Didover fare lo slalom con il passeggino a causa di automobili sullestrisce pedonali?
Se hai risposto sì anche solo ad una di questedomande puoi finalmente dire la tua, in modo pacifico, facendo sentireil tuo disappunto al "parcheggiatore selvaggio".
Grazie del suggerimento!!!
RIFLESSIONI PROPOSTE DAL NOSTRO AMICO MARCO GIOVANNI PERSICO del Collegio Ghislieri (Pavia)
ohilà... continuo a diturbare, visto che oggi Repubblica pare essere foriera di "belle cose", eheh
Il bar dei giovani senza fissa dimora
la Repubblica - di Ilvo Diamanti - 6 novembre 2009
QI sopra la media? Non basta. Essere "smart" è molto di più. Piovono critiche ai test del quoziente intellettivo: "Sono sopravvalutati". E tra esempi illustri e nuove teorie, spunta il misuratore della razionalità.
la Repubblica - 3 novembre 2009
RIETI dal 21 al 25 ottobre: TREKKING RESIDENZIALE - VIAGGIO SPIRITUALE organizzato da INVIAGGIOCONRIC
La Valle Santa, teatro del nostro viaggio, è una pianura, dalla forma quasi circolare, chiusa lungo tutto il perimetro da colline e monti come il Terminillo. In questo anfiteatro naturale sono collocati i quattro santuari francescani, idealmente disposti alle quattro estremità di una croce mistica.
per informazioni: leggi qui
DALLA NOSTRA AMICA ELENA FALCONE DI CERIALE (SV)
Definizione atta a indicare un modo di vivere, grazie al quale, ogni individuo godrebbe della possibilità di “sentirsi” partecipe, in qualità di protagonista della propria vita.
A differenza di come accade nelle nostre società cosi dette <progredite>, dove , ogni giorno è come se un'entità invisibile giungesse a svegliarti tirandoti per i capelli e, fino all'ora di ritornare a dormire ti trascinasse da un impegno all'altro, senza un attimo di respiro, in fretta, più in fretta....
Domanda: <<E' davvero possibile vivere con lentezza? È possibile vivere con lentezza anche il lavoro, ogni tipo di lavoro?>>.
Ci ho riflettuto a lungo, di conseguenza ho cercato di darmi una risposta.
Escludendo le professioni e le operazioni che richiedono, giustificati dalla priorità della sopravvivenza, la massima velocità d'intervento, ritengo che le restanti categorie lavorative e molteplici attività nei settori specializzati ai servizi alla persona, possano, anzi debbano, essere svolti con quel tipo di lentezza che stimola l'attenzione e la riflessività necessarie per una maggiore qualità delle prestazioni da effettuare.
Vivere con lentezza
Residenze per anziani, istituti tutelari:
sveglia alle sei, massimo le sette, entro le otto e mezzo espletate tutte le mansioni relative ai bisogni fondamentali, quali igiene, nutrimento, terapia farmacologica. Dalle otto e trenta alle dodici, ora di pranzo, per quanto concerne gli anziani, lentezza è sinonimo di coazione imposta dall'organizzazione dell'istituto, equivalente ad un tempo desolatamente vuoto di qualsivoglia attività vitale.
Vivere con lentezza
Esperienza personale:
lavoro dall'epoca in cui anche i ragazzini, in genere figli di immigrati, dovevano contribuire, dopo la scuola, all'economia domestica, ossia dall'età di undici anni. Due mesi fa, a seguito di gravi vicende familiari che mi riportarono a rivivere traumi giovanili, fui colta da crisi depressive e, pertanto, mi misi in mutua. Sicché, grazie alla depressione sono stata iniziata ad un modo di vivere straordinario, fatto di risvegli naturali, di riposini, nell'arco della giornata, di passeggiate al mattino, sul pontile di Ceriale, mentre il sole mi si mostrava in tutta la timida bellezza dell'alba, quando è rosso, e spande rosei raggi nel cielo, fino a spingere la notte altrove....
Grazie alla depressione ho potuto gustarmi la colazione al Bacicin leggendo il giornale, tornare a casa e decidere di non fare nulla, tanto, mi dico, <<non c'è nulla che scappa>> antico modo per dire:abbiamo tutto il tempo, come da bambina, quando guardavo la mamma fare gli gnocchi.
Oggi si comprano già fatti, oppure ci si dedica a questa soave ricetta nei giorni festivi, o durante le vacanze, quando c'è tempo.
Da bambina, quando eravamo ancora dei poveri contadini di un desolatissimo Sud, era sempre vacanza, visto che la mamma li preparava anche due o tre volte alla settimana, giacché le patate e i pomodori per la salsa di condimento presi dall'orto non costavano altro che un po' di fatica... lenta, poiché la terra è bassa, perciò se vai veloce non arrivi tanto lontano.
Era sempre vacanza, anche per papà benché lavorasse nei campi, di buona lena nelle ore mattutine, ma quando ne sentiva il bisogno si sedeva all'ombra di un albero, si asciugava il sudore, beveva e poi si faceva anche una fumatina. Al pomeriggio poi, la pennichella era d'obbligo, almeno fino alle cinque, quando il sole cominciava a degradare ad ovest, portandosi via l'afa delle ore centrali.
Grazie alla depressione oltre a curarmi secondo le procedure previste dalla scienza e dalla coscienza sanitaria, ho avuto modo di ripensare alla dolcezza di un tempo lento, la mia infanzia in campagna, quando dopo la scuola, finito di mangiare aiutavo mamma a lavare i piatti, nel cortile, sotto il sole, e intanto giocavamo a schizzarci l'acqua addosso.
Com'era bella mamma, non come quando siamo arrivati nel Nord delle grandi industrie e delle <<fabbrichette>> , mostri capaci di fagocitare dieci o dodici ore della vita di chi ci lavorava, a dei ritmi disumani, tali da far abortire le donne, in certi casi.
Com'era cambiata mamma, e noi figli, e papà... Credo che lui ne abbia sofferto persino più di me, la piccola di casa, tanto da giungere alla pensione e morire, spremuto dal lavoro e intristito da una vita senza tempo per vivere.
Grazie alla depressione, di tempo ora ne ho tanto, per ripensare a quegli eroi straordinari che sono stati i miei genitori, pionieri sacrificati alla civiltà dell'industria e di quello che viene definito <<benessere>>, ma che guarda la combinazione, produce tanto malessere.
Vivere con lentezza
Non è da tutti, per me è solo da quando ho preso a curare la depressione... Ma allora, bisogna essere malati di depressione per vivere con lentezza?
Vivere con lentezza: non può essere appannaggio soltanto di qualcuno in particolari condizioni di salute, ma finché al supermercato la cassiera, grazie ai codici a barre, è diventata talmente veloce da non darmi il tempo di mettere la mia spesa nel sacchetto che già comincia a scaraventare quella del cliente successivo..., io credo sia difficile conciliare le normali attività quotidiane con modi di vivere più a misura umana.
Allora, forse la questione sta nello scegliere il negozietto sotto casa invece del supermercato.
È molto più caro? Che c'entra? Basta acquistare le quantità e la qualità dei prodotti indispensabili per nutrirsi, invece che riempire il carrello di cibarie, il cui 30% , come dicono le statistiche, finisce nella spazzatura.
E sul lavoro? Come si fa ad aumentare la tempistica per ogni cada operazione?
Si fa. Lavorando con maggiore cura, facendo attenzione ai dettagli, dando a se stessi la soddisfazione di aver svolto bene il proprio mestiere.
Così rischi il licenziamento, nessun datore di lavoro accetterebbe una simile modalità produttiva.
Il datore di lavoro la deve accettare se chi produce e chi usufruisce dei prodotti sono ugualmente a favore di una migliore qualità, delle cose, dei servizi, della vita insomma.
...Ma finché, la cultura del consumismo, di cui la maggior parte delle persone è schiava, seguita a imperare sulle menti, a invadere ogni minimo spazio vitale, e a subissarci di falsi bisogni, e non cominciamo ad opporci sul serio, la vita, anzi no, l'esistenza, poiché la vita è la fonte dell'energia primaria, quindi è più opportuno parlare di esistenza, ossia di quel cumulo di esperienze e scelte compiute nell'arco della vita.... Pertanto, fino a quando invece di vivere, promuovendo la vita, continueremo a limitarci ad esistere, <vivere con lentezza> rischia di diventare la definizione di un sogno per quei pochi che hanno il coraggio di opporsi alla velocità delle tecnologie, ai cambiamenti repentini, benché revivalisti delle mode, alla velocità del tempo che ti scivola addosso e sparisce senza lasciare traccia dell'uomo, deprivato del proprio sacrosanto diritto ad esserci !
Esserci con tutta me stessa, visibile, in pieno possesso delle mie, individuali e soggettive, potenzialità umane, professionali, artistiche, intellettuali... In poche parole, esercitando il mio:
DIRITTO / DOVERE DI VIVERE! … CON LENTEZZA.
IN QUESTI DUE APPUNTAMENTI CON “QUATTRO LIBRI AL BAR” MI E' SEMBRATO DI ESSERE TORNATA A SCUOLA... MA, BADATE BENE: IO ADORAVO ANDARE A SCUOLA, INTERROMPERLA ALLA PRIMA LICEO E' STATA UNA FOLLIA, SEBBENE SI TRATTASSE DI UNA DOLCE FOLLIA DI 3, 7 KG. DI NOME SAMUELE...
PERTANTO SI E' TRATTATO DI “UN RITORNO A SCUOLA” FANTASTICO! CON “INSEGNANTI” D'ECCEZIONE, VERSO I QUALI VA TUTTO IL MIO RISPETTO, LA SIMPATIA E, SOPRATTUTTO LA RICONOSCENZA, PER AVERMI DONATO IN POCHE ORE UN SAGGIO CULTURALE E SOPRATTUTTO UMANO CHE NON DIMENTICHERO' FACILMENTE.
CHI SA' COSA VUOL DIRE SCRIVERE MEGLIO CHE PARLARE, PUO' CAPIRE, PIU' DI ALTRI QUANTO APPREZZI LA LETTURA DI UNA POESIA O IL PARAGRAFO DI UN RACCONTO... PER ME E' COME DONARE UN PEZZETTINO DEL PROPRIO ANIMO, PERCHE' E' NELL'ANIMO CHE VANNO A DEPOSITARSI LE PAROLOLE CAPACI DI SUSCITARE UN EMOZIONE. GRAZIE A TUTTI. DI CUORE.
ELENA
PAVIA: "SOCRATE AL CAFFE' "HA PRESENTATO IL GIOCO DEL BRIDGE CON GIANARRIGO RONA (Presidente F.I.G.B.)
Il bridge non è solo un gioco di carte, è un modo di comunicare universale dove l'intesa con il patner insegna l'armonia e la solidarietà. Un'altra caratteristica del bridge è quella di rispecchiare i temi della vita nell'accettare serenamente gli eventi negativi. Esiste anche il "progetto bridgge a scuola", sperimentato anche nel quartiere Zen di Palermo.
Per informazioni a Pavia: sig. Paolo Vitali
IL RITO DELLA SPAZZATURA: UN ESEMPIO DI SOCIALITA' dalla nostra amica SARA CERVI
“Con il termine rito (o rituale) si intende ogni atto, o insieme di atti, che viene eseguito secondo norme codificate”.
E allora ho capito, che era vero. Non mi sbagliavo: mia mamma e le sue amiche hanno inventato un nuovo rito, il rito dell’immondizia.
La scena effettivamente è sempre, tremendamente la stessa. Un tempo, qualche anno fa, si svolgeva quasi esclusivamente d’estate, probabilmente perché la calura padana e le giornate più lunghe aiutano queste donne nello svolgere il proprio rituale.
Indicativamente intorno alle 21 parte la prima donna, dall’uscio di casa sua si appropinqua verso l’uscita condominiale con in mano il suo sacchetto dell’immondizia. Non ha importanza la dimensione del sacchetto, che sia piccolo o grosso va necessariamente buttato e, signori decisamente appena dopo cena (in quella fase infatti il marito si sta godendo la digestione davanti alla tv e nulla lo deve disturbare).
Eccola che esce dalla porta condominiale e si getta verso il citofono dello stabile, schiaccia pesantemente il campanello dell’amica e dice, senza esitazione “Anna/Maria/Laura…io vado a buttare l’immondizia”. E’ molto più che una comunicazione, molto più incisivo di un invito, non è un ordine, è più che altro un’esortazione. La risposta arriva infatti pronta e ben scandita “Arrivo”. Il meglio è che queste donne potrebbero anche non citofonarsi, ma semplicemente parlare dal cortile condominiale, le loro voci passano oltre il citofono, volano dal cortile alla finestra aperta e il pensiero migra verso un comune obiettivo…il rito dell’immondizia!
Allora si trovano e partono, i cassetti sono a circa venti metri da casa loro, ma la durata del giro dell’immondizia varia di volta in volta e non si può e non si deve mai definire a priori. Ci vorrà il tempo che ci vuole, gli argomenti da affrontare sono molti, si parla dell’intera giornata trascorsa, di quello che è successo e non è successo, di quanto questo o quell’altro le ha fatte arrabbiare e a seconda dei giorni ci si dà ragione o torto. In parte la ragione e il torto sono concessi a seconda sì di come si vede la vita, ma soprattutto ai bisogni dell’altra: ci sono i giorni in cui si vuole costruire la discussione, lo scambio, la crescita e ci sono i giorni in cui si vuole solo sentirsi rispondere con un SI alla fatidica domanda: “Ho o non ho ragione?”. Quella domanda è il messaggio in codice, siamo nel giorno del “Sì, hai ragione, hai ben ragione!”. E allora parte il confronto (forse meglio conforto) su quanto i mariti sono invecchiati, su quanto le figlie stanno sbagliando o semplicemente su quanto sono aumentati i prezzi della frutta e del pane. E poi quando la serata la concede, magari c’è una bella partita alla tv e nessuno a casa dà peso se il rito dell’immondizia dura un po’ di più, parte il vero lavoro di queste donne del Borgo Ticino: le moderne lavandaie. Non lavano più i panni in Ticino, ma fanno qualche innocente pettegolezzo su se stesse o sulle amiche in comune e la serata assume tutto il senso di leggerezza che avrebbe perso all’interno delle quattro mura domestiche. Il rito si consuma in questo modo, addolcito magari con un microscopico gelato da passeggio, perché si sa, le donne sono sempre in dieta.
Come vi dicevo, una volta questo rito si consumava esclusivamente d’estate, ma ora vedo che i limiti stagionali vengono superati, sia che sia marzo o settembre se chiamo i miei dalle 21 in poi, mi risponde inevitabilmente mio papà, con il classico sottofondo di televisione alle spalle, o programmi di politica o di calcio e la risposta è sempre la stessa “La mamma? E’ andata a buttare l’immondizia”. E allora lo so, che almeno per la successiva mezz’ora è lei nel suo mondo, nella sua passeggiata serale in cui con la sua amica, parlano e si raccontano, ridono e si lamentano, camminano e si fermano. E sento in fondo, malgrado tutto, un po’ di nostalgia per quel “rito dell’immondizia” a cui partecipavo anch’io da piccola e rimango sempre affascinata da quanta saggezza ci sia sempre stata in una cosa così semplice.
Dalla nostra amica Maria Teresa Cometto
ho scattato queste foto pensando a voi: era una mostra di artisti, designer e tipi vari, allestita su Governor's Island, l'isoletta a sud di Manhattan.
SLOW MONEY - di Glauco Maggi
Dopo slow food e vivere con lentezza, adesso si investe con lentezza. La terza via: ora si punta sulla terra e su guadagni stabili e senza correre. La rivoluzione: dall'economia del consumo a quella della conservazione.
CUNEO - 10 sett. 2009 ore 18.30/ 21.00 - CAMINAR LENTO -
IL GIRO DEL MONDO IN BARCA A VELA - IL VIAGGIO DI LARA, MICHELE... E COELACANTHE
UN CONTRIBUTO DI PSICOLOGIA OSPEDALIERA: L'ESPERIENZA DEL BOOK CROSSING DELL'A.O. COTUGNO di ALBERTO VITO e FABRIZIO CAPUANO
Negli ultimi anni il rapporto medico-paziente è posto in primo piano da una medicina sempre più attenta ai bisogni soggettivi del paziente, il cui obiettivo è quello di concepire l’atto medico come un atto di personalizzazione ed umanizzazione prima ancora di considerarlo un atto esclusivamente tecnico.
Negli ultimi cinquant’anni la medicina ha compiuto enormi passi avanti sia a livello diagnostico che terapeutico e, sebbene rimangano ancora irrisolte gravi patologie, le strutture sanitarie del mondo occidentale sono ormai equipaggiate di tecniche sanitarie avanzate che riescono a massimizzare le condizioni di cura di molte patologie. Tuttavia, a tali progressi tecno-scientifici non sempre corrisponde analogo avanzamento della soddisfazione dei pazienti e dei loro familiari in quanto, all’evolversi delle scienze mediche e delle conoscenze scientifiche, non si accompagnano sempre un analogo sviluppo del senso etico e dell’attenzione verso i loro bisogni emotivi.
La questione della umanizzazione degli Ospedali in Italia comporta un atteggiamento che sia centrato e attento alla persona malata, con le sue idee, i suoi vissuti, le sue paure ed i suoi diritti. Ciò comporta il superamento del modello bio-medico a favore del più complesso modello bio-psico-sociale, che riconosce l’interazione dei fattori psico-sociali con quelli bio-chimici alla base del benessere dell’individuo. In altri termini, il focus attentivo dell’intervento medico si sposta dalla “malattia da curare” alla “persona di cui prendersi cura”; e la salute non è più intesa come assenza di patologia, ma come obiettivo da conseguire positivamente.
Da questo punto di vista, appare determinante il contributo della psicologia ospedaliera – una disciplina recente, ma che sta avendo una rapida diffusione – nel migliorare la qualità della vita dei ricoverati ospedalieri e dei loro familiari.
La Psicologia Ospedaliera parte dalla consapevolezza che la condizione di ricovero comporti un disagio di variabile entità, riconducibile all’alterazione di quella che, fino a quel momento, viene vissuta come una condizione di stabilità. La minaccia alla rottura di questo equilibrio è dovuta alla traumatica separazione dal nucleo familiare, alla necessità di adeguarsi ai nuovi ritmi istituzionali, alla parziale rinuncia alla privacy, allo stato di inevitabile dipendenza altrui e alla conseguente perdita di autonomia personale, tutte condizioni che si accompagnano all’esperienza del ricovero e che impongono al paziente nuove opportunità di adattamento, tuttavia non sempre vissute in senso positivo. Tale disagio si aggiunge alla “risonanza emotiva” suscitata dalla reazione a ciascuna specifica patologia. Già di per se la presenza di una patologia organica rappresenta, sul piano soggettivo, una compromissione significativa del ciclo vitale ed investe, di conseguenza, la sfera psicologica. Ogni condizione di patologia organica comporta una quota di stress, individuale e familiare, a cui si affianca uno stress aggiuntivo – spesso maggiore – connesso alle strategie di cui, sia il paziente ed i suoi familiari, sia gli operatori sanitari, si servono per affrontare nel modo più adeguato la malattia. In questo contesto, la Psicologia Ospedaliera si inserisce con l’obiettivo di aiutare a ridurre il più possibile tale quota di stress aggiuntivo, che è una conseguenza indiretta della patologia cercando, al contempo, di facilitare la risposta emotiva dell’individuo a questo nuovo evento minaccioso. Un’attenzione particolare meritano le patologie caratterizzate da una alta stigmatizzazione sociale, come quelle infettive ed a trasmissione sessuale, che presuppongono immancabilmente fenomeni di discriminazione.
In questo lavoro viene descritto, come esempio concreto di intervento di psicologia ospedaliera finalizzato a migliorare la qualità di vita dei ricoverati, il progetto del Book-Crossing in Ospedale, proposto dall’Associazione “Compagni di Viaggio” e realizzato dall’U.O. di Psicologia Ospedaliera e dalla U.O.C. Psichiatria di Consultazione dell’A.O. Cotugno.
Il Progetto
Il Progetto “Lancia un’emozione in Rete” fa parte di una serie di iniziative volte a migliorare la qualità della vita e l’accoglienza dei pazienti, adulti e/o pediatrici, degenti nelle strutture sanitarie, promosse dall’Associazione “Compagni di Viaggio”. Esso prevede la realizzazione di piccole biblioteche-corner, istituite all’interno delle strutture ospedaliere, ove i degenti possano trovare libri messi a loro disposizione gratuitamente.
L’A.O. “D. Cotugno” di Napoli è l’ospedale ad alta specializzazione nella cura delle malattie infettive più grande dell’Italia meridionale, all’interno di esso vi sono diversi dipartimenti deputati alla diagnosi e alla cura del paziente affetto da HIV.
Il Servizio di Psichiatria e l’Unità Operativa di Psicologia Ospedaliera dell’ospedale Cotugno, svolgono il loro lavoro a livello clinico, rivolto sia ai ricoverati che ai pazienti ambulatoriali, dando impulso ad attività di formazione e di ricerca, occupandosi in particolare degli aspetti psico-sociali, connessi alle malattie infettive. A tale scopo si è pensato di sostenere e condividere le iniziative di “Compagni di Viaggio”, promuovendo l’attività di Book-Crossing per tutti i pazienti ricoverati ed in regime D.H. dell’Ospedale.
L’Associazione “Compagni di Viaggio” è una Onlus sorta con l’obiettivo di favorire iniziative di umanizzazione delle strutture sanitarie e di sensibilizzazione delle cure ospedaliere. Il Progetto “Lancia un’emozione in rete” è una delle tante iniziative dell’Associazione che l’U.O. di Psicologia Ospedaliera e l’U.O.C. di Psichiatria di Consultazione, hanno sostenuto e condiviso attraverso la promozione dell’attività di Book-Crossing creata a favore di tutti i pazienti ricoverati ed in regime D.H. dell’Ospedale.
Il Book-Crossing, è un gioco nato all’estero e diffusosi con molta rapidità in molti paesi; consiste nello scambiare con giocatori sconosciuti, ma legati da un filo ideale, libri posseduti attraverso la lettura non donandoli semplicemente, ma abban-donandoli e provvedendo a fornire le tracce necessarie a rintracciarli. Per la realizzazione del gioco, è stata istituita, presso l’U.O. di Psicologia, una biblioteca contenente circa 300 volumi di vario genere letterario; si registrano mensilmente 80 volumi sono in uscita, contro i 120 in entrata calcolando una giacenza costante di 100 volumi; una postazione multimediale provvista di connessione a Internet, una stampante. Ciascun giocatore può utilizzare un sito web costituito proprio per comunicare il luogo fisico ed il momento dell’abbandono del libro, nonché le motivazioni che lo hanno spinto a liberare proprio quel volume, ovvero a stimolare altri giocatori a cercare lo stesso testo.
Il progetto, in corso da alcuni mesi, prevede:
1) Apertura e gestione, da parte dell’U.O. di Psicologia, della Biblioteca Multimediale Interattiva, in un’area a libero accesso messa a disposizione di tutti i degenti ed i pazienti in D.H. dell’azienda, che, con l’assistenza di un operatore, possono partecipare alle attività di Book-crossing.
2) Creazione di un data-base, aggiornato ogni settimana, che contiene l’elenco dei libri a disposizione dei giocatori-utenti. Inizialmente, i libri sono stati donati dall’Associazione “Compagni di Viaggio”, successivamente la biblioteca si è arricchita di altre donazioni, proveniente da familiari di ricoverati, da dipendenti dell’Ospedale, dagli stessi giocatori.
3) Periodicamente una psicologa propone a tutti i ricoverati dell’ospedale l’elenco dei libri a disposizione, spiega il gioco del Book-Crossing, propone suggerimenti sulle diverse proposte di lettura, consegna i libri che sono stati scelti.
4) Uno studio su:
• Valorizzazione e Diffusione del senso della cultura;
• Coinvolgimento del paziente
• Ottimizzazione delle proprie potenzialità.
• Quantificazione di una media mensile dei flussi di lettura, delle condizioni di giacenza, come pure dei flussi di entrata e di uscita dei singoli testi.
Il tutto è inserito entro una cornice progettuale che ha come scopo ultimo la restituzione al protagonista delle proprie possibilità immaginative mediante l’utilizzo del potente strumento della lettura dalla quale può nascere la possibilità di confrontarsi.
5) E’ stato, poi, elaborato un questionario le cui risposte serviranno a dare indicazioni sul gradimento degli utenti in merito all’iniziativa, a conoscerne i gusti letterari, in modo da arricchire successivamente la biblioteca in modo sempre più mirato.
In tal modo, il sostegno psicologico alla persona con cui si stabilisce un contatto, discende anche e soprattutto da questa tendenza alla rivalutazione delle sue possibilità espressive personali e di socializzazione, esternate tanto verbalmente nella relazione comunicativa diretta, quanto nel commento finale o in itinere che ciascun lettore è chiamato a esprimere in forma scritta.
Considerazioni
La nostra iniziativa prevede l’ottimizzazione della qualità della vita del ricoverato, attraverso “anche” l’offerta di libri, la cui lettura può costituire un momento di svago, di divertimento, di riflessione. Tale iniziativa, ci appare ancor più utile se si calcola che i tempi del ricovero sempre più spesso deludono le aspettative dei pazienti. Essi risultano sempre più scanditi dalle esigenze organizzative dell’istituzione e non dai bisogni soggettivi del paziente, con tanti periodi “morti”, di solitudine, che non fanno altro che accrescere il senso di vuoto, l’angoscia, la paura che spesso si accompagnano all’evento-malattia. Così, la proposta di riempire, almeno parzialmente, tali tempi ci è parsa una modalità di segnalare, da parte degli operatori sanitari, la consapevolezza dei bisogni psicologici dell’ammalato ed il segno di una nostra attenzione ad essi. *Lo svolgimento di attività inerenti alla lettura, coincide con una rivalutazione, sotto il profilo psicologico, delle capacità, delle necessità, come pure di quelli che si costituiscono come gli interessi prioritari del paziente con cui si stabilisce una sorta di contratto comunicativo diretto. Da ciò scaturiscono comportamenti ed azioni finalizzate che concorrono alla formazione e al raggiungimento di piccoli obiettivi giornalieri, opportunamente dosati in base alle esigenze ed alle stesse possibilità di ciascuno.
Inoltre, nell’atto di donare un libro, ci siamo ispirati all’ipotesi di trasformare un evento critico, quale il ricovero in una struttura ospedaliera, in un’occasione di crescita personale della persona, quale il contatto con un’opera culturale indubbiamente possiede. Ancora, l’atto di presentare il gioco del Book-Crossing talvolta diviene per i ricoverati l’occasione per entrare in contatto con la nostra U.O., per iniziare un dialogo con la psicologa, per scoprire la possibilità di avere occasioni di ascolto. Per noi, può rappresentare una modalità per prevenire situazioni di disagio, operando un intervento di counselling psicologico, che tuttavia non è connotato dall’emergenza di bisogni “patologici”, bensì dalla proposta di lettura.
Un’altro pregio della nostra iniziativa è quello che essa è facilmente riproducibile in altre strutture sanitarie nonché trasferibile ad altri contesti operativi. L’Associazione sta mettendo a disposizione il proprio know-how ad altre strutture sanitarie ed è in programma l’apertura di altre postazioni in altri contesti, in modo che i pazienti possano continuare a giocare al Book-Crossing anche terminato il ricovero ospedaliero e divenire, a loro volta, attivi propositori del gioco.
A nostro avviso, il valore aggiuntivo di tale Progetto, non risiede soltanto nei miglioramenti realizzati nella struttura che lo accoglie, quanto piuttosto nello sforzo di operare un cambiamento culturale orientato alla realizzazione di un servizio diretto alla persona (intesa nella sua globalità), ed al soddisfacimento dei suoi bisogni, attraverso la formazione del personale e una comunicazione più costante tra le varie figure professionali coinvolte nel processo di cura. Ciò è reso possibile grazie ad un lavoro di rete sinergico e collaborativo, in cui ciascun ruolo, offre il proprio piccolo contributo legato ad una specifica competenza operativa, in grado di offrirci degli utili indici che permettono una valutazione della qualità della vita del paziente.
Si parla spesso dell’Umanizzazione delle strutture sanitarie, la nostra opinione è che affinché ciò avvenga è necessario un coinvolgimento sistemico a tutti i livelli, amministrativi e sanitari. A partire dalla consapevolezza che non è sufficiente soltanto colorare le pareti dell’ospedale e attivare iniziative come la clown-therapy, la musico-terapia, il Book-crossing si cerca di promuovere ed inaugurare una nuova cultura dell’intervento sanitario, affinché esso diventi “umanizzante”. Ciò implica il coinvolgimento di amministratori, medici, infermieri, personale ausiliario e tutte le figure che, a qualsiasi titolo, operano negli ospedali.
LUNEDI' 24 AGOSTO - ISOLA di SAN NICOLA - "NAVE DEI POETI" a cura di FRANCESCO PAOLO TANZJ
Lunedì 24 agosto 2009 si terrà la terza edizione della "Nave dei poeti", che partirà da Termoli per le Isole Tremiti alle 9,00.
Come sempre saremo accolti nel monastero sull'isola di san Nicola, dove i poeti leggeranno le loro poesie sulla terrazza con vista mozzafiato sul mare di Diomede.
Come sempre, non c'è un programma preciso, nè si può sapere fin da adesso chi verrà.
La sorpresa e la semplice voglia di viaggiare e stare insieme sono e saranno l'elemento caratterizzante della cosa...
E' però importante far sapere in anticipo chi verrà, per prenotare i biglietti e permettere all'amministrazione comunale di Tremiti di predisporre l'accoglienza.
Rispondete dunque a tangei@interfree.it
GONZAGA (MN) Domenica 6 settembre 2009: PRIMO RADUNO DI VEICOLI A PROPULSIONE MUSCOLARE E TRAZIONE ANIMALE
Stanno arrivando le prime adesioni. Consulta il sito web:
www.radunolentiacontatto.it
INZAGO - DOMENICA 19 LUGLIO 2009 "MARATONA DEL TEMPO"
DUE LIBRI DA CONSIGLIARE PER LE VACANZE DI GIUSEPPE, il giornalaio di Strada Nuova
Giuseppe ieri mattina mi ha assegnato un compito per le vacanze (le sue): consigliare due libri da leggere.
Come al solito ho dato una risposta di getto, ispirandomi anche ai libri che aveva sul bancone, sono così venuti fuori:
Il buio oltre la siepe e il Profeta.
Vi andrebbe di darmi una mano a consigliargli qualche buon libro che vi è piaciuto?
Giuseppe ha 50 anni e visto che poi vorrebbe fare anche un po' di book crossing in famiglia vi dico che a sua moglie è piaciuta molto la Trilogia e che alla figlia di 14 anni piacciono romanzi di vampiri...
Grazie fin da adesso, magari così facciamo un elenco di libri da lunga estate lenta!
Bruno
DALLA NOSTA AMICA ANNA - BELLISSIME FOTO IN OMAGGIO A NOI DONNE
CULTURE IN FESTA - COMUNE DI INZAGO, ASSESSORATO ALLA CULTURA, CONSULTA STRANIERI
Per conoscere le culture attraverso la danza, gli usi e la cucina, espressioni del floklore e della dignità dei popoli.
Guarda la locandina.
JOB TALK - ROSANNA SANTONOCITO ORGANIZZA UNA MARATONA DI LETTURA
Sabato 6 giugno 2009 dalle 15,00 alle 20,00 pubblico e lettori saranno protagonisti, nel noostro Renzo Piano building in vetro e acciaio (Milano via Monterosa 91), di una mirabolante maratona di lettura, una non stop aperta a tutti, lavoratori e disoccupati, precari e stabili, apprendisti e pensionati, stagisti e responsabili Hr , capitalisti individuali, manager, dipendenti e partite iva, travet e capi, dipendenti pubblici e professionisti, cre-attivi e idraulici, carrieristi e licenziati, blogger e topi di libreria, chi il lavoro ce l'ha, chi lo cerca, chi lo ha perso, chi ne ha trovato un altro...








