DIARIO di MUNA da JINJIA (Uganda)
20 agosto 2008
Domenica I giorni per me non hanno grandi differenze, sono tutti molto densi e la programmazione è minima: i contrattempi sono talmente tanti che è impossibile farne un inventario a priori. Una ragazza si è presa la malaria, un'altra è scappata dal lavoro, è morta una nonna, un padre ha portato via il bambino alla madre (i maschi stanno con la famiglia del padre per tradizione). Ha piovuto e la strada è franata completamente, l'insegnante che aspettavi non è mai arrivato, al mercato è ricomparsa la carne, le melanzane sono morte dopo che è passato un aereo che spargeva insetticida.
Un convento ammazza tutti i suoi polli e li vende, bisogna correre a comprarli, ma c'è ancora un lunga lista di mani da stringere e di spiegazioni da dare, le relazioni sono tutto e bisogna provvedere ad ampie presentazioni ufficiali. E poi devo dare lezioni di italiano e di computer. In questa allegra confusione mi alzo sempre attorno alle sei e poi attendo i segnali del nuovo giorno: non c'è ansia, non c'è stress: gli imprevisti ci saranno ed è inutile scervellarsi su quali siano, tanto ci sorprenderanno comunque.
Il fine settimana ho la stessa sveglia e la stessa prospettiva: attendo le emergenze e nel frattempo cerco di capire un pochino dove sono, camminando a piedi o chiacchierando con i miei vicini.
La domenica però si avverte nell'aria. Sarà che la maggior parte della popolazione è in qualche modo cristiana, ma è davvero un giorno speciale.
Ci sono i rumori della domenica: canti preparati per tutta settimana, il silenzio per l'assenza di traffico, i piedi pestati forte nelle corse dei bimbi che non hanno scuola, le scope sul marciapiedi fuori dai negozi (molti sono chiusi, ma gli indiani no).
Ci sono le apparenze della domenica: pettinature complicate, spesso fatte con treccine di plastica posticce, gioielli il più grande e luccicante possibile, vestiti rattoppati alla perfezione e inamidati tanto da sembrare rigidi, scarpe lucide.
Ci sono i modi della domenica: più mani che si stringono, ancora più saluti dagli sconosciuti per strada, sorrisi larghi, il tempo per un the offerto da qualche istituzione.
Così anche la mia normale domenica di impegni e imprevisti viene avvolta da quest'atmosfera festosa e camminando lungo la strada principale mi sento leggera e ancora più serena del solito.
Un convento ammazza tutti i suoi polli e li vende, bisogna correre a comprarli, ma c'è ancora un lunga lista di mani da stringere e di spiegazioni da dare, le relazioni sono tutto e bisogna provvedere ad ampie presentazioni ufficiali. E poi devo dare lezioni di italiano e di computer. In questa allegra confusione mi alzo sempre attorno alle sei e poi attendo i segnali del nuovo giorno: non c'è ansia, non c'è stress: gli imprevisti ci saranno ed è inutile scervellarsi su quali siano, tanto ci sorprenderanno comunque.
Il fine settimana ho la stessa sveglia e la stessa prospettiva: attendo le emergenze e nel frattempo cerco di capire un pochino dove sono, camminando a piedi o chiacchierando con i miei vicini.
La domenica però si avverte nell'aria. Sarà che la maggior parte della popolazione è in qualche modo cristiana, ma è davvero un giorno speciale.
Ci sono i rumori della domenica: canti preparati per tutta settimana, il silenzio per l'assenza di traffico, i piedi pestati forte nelle corse dei bimbi che non hanno scuola, le scope sul marciapiedi fuori dai negozi (molti sono chiusi, ma gli indiani no).
Ci sono le apparenze della domenica: pettinature complicate, spesso fatte con treccine di plastica posticce, gioielli il più grande e luccicante possibile, vestiti rattoppati alla perfezione e inamidati tanto da sembrare rigidi, scarpe lucide.
Ci sono i modi della domenica: più mani che si stringono, ancora più saluti dagli sconosciuti per strada, sorrisi larghi, il tempo per un the offerto da qualche istituzione.
Così anche la mia normale domenica di impegni e imprevisti viene avvolta da quest'atmosfera festosa e camminando lungo la strada principale mi sento leggera e ancora più serena del solito.













Comments
A me mancano molto i rumori,
Raccontati così, anche gli
Leggo il blog Uganda e