DALLA NOSTRA AMICA MARIA ZUPPELLO - corrispondente da San Paolo del Brasile
Maria Zuppello, giornalista, si è da poco trasferita in Brasile e collabora con alcune testate italiane e brasiliane.
“Il caldo, sono più rilassati perchè vivono vicino all’Equatore”- è così che l’Europeo medio liquida i paesi tropicali invidiando sotto sotto la flemma che li caratterizza.
Già perchè è facile immaginare che in Brasile, dove vivo, paese tropicale per eccellenza nell’immaginario collettivo europeo, sole e caldo la facciano da padrone tutto l’anno con tutto quello che ne consegue, calma, tranquillità, gioia di vivere e gusto di una lentezza consapevole. Non è così.
Lo dicono le temperature, quest’anno ha nevicato nel sud del paese con un’intensità che ha fatto rabbrividire perfino i meteorologi più esperti e nella grande metropoli San Paolo in casa durante l’inverno, che corrisponde all’estate italiana, si dorme con berretto e sciarpa perchè nessuno ha i riscaldamenti in casa. Caldo e freddo insomma si fanno sentire anche qui ma è la reazione dei brasiliani ad essere completamente diversa dalla nostra. Sono sempre calmi e tranquilli ma soprattutto sorridenti, anche se le temperature scendonon a 5 gradi e si gela da morire. La fretta del vivere, insegna il Brasile, non dipende dalla meteorologia, insomma. Dalle grandi metropoli ai villaggi più sperduti qualsiasi sia la stagione il ritmo di vita non cambia, sempre lo stesso passo, sempre la stessa andatura. “Imagina!” è la parola magica che si sente in Brasile e che si potrebbe tradurre più o meno con “Figurati, non c’è problema”. E non importa che San Paolo abbia una delle skyline più affascinanti del mondo con un indice di produttività da fare invidia al Nord America, il tempo si muove con lo stesso ritmo, quasi musicale come la samba e la bossanova. I brasiliani non hanno l’ansia del futuro nè sentono il peso del passato, tant’è che non si fanno scrupoli ad abbattere per esempio interi centri storici per costruire nuovi grattacieli. Vivono il presente e ci sorridono sopra. Per un europeo può essere una lezione di vita e per chi come me qui ha cominciato a fare il suo business di sicuro lo è stato. Nel lavoro i brasiliani non amano pianificare, preferiscono un colpo di telefono alle email, impazziscono per Facebook che vedono come una magnifica finestra commerciale, si entusiasmano per un niente e poi all’improvviso si dileguano, adorano consumare e mostrare il proprio status anche quando non ce l’hanno, si incantano di fronte a tutto ciò che di raffinato arriva dall’Europa, hanno sete di sapere e riempiono per questo corsi e conferenze. Insomma sono una magnifico popolo bambino che coltiva ogni giorno il fascino della meraviglia e che proprio per questo ha trovato il senso di un tempo non tempo. Quello dell’infanzia, appunto, quando tutto può essere e ancora nulla è accaduto. Per me venire in questo paese è stato davvero fare un viaggio all’indietro nel tempo, della mia storia personale e del mio continente. Qui sto vivendo il boom economico dell’Italia degli anni ’60 che non ho mai conosciuto, condivido una gioia di fare che da noi si è perduta, sorrido e di gusto a tutto quello che mi accade. Insomma, sto imparando come i Brasiliani a consegnarmi all’onda e a lasciare che sia, anche se a San Paolo il mare non c’è.
“Il caldo, sono più rilassati perchè vivono vicino all’Equatore”- è così che l’Europeo medio liquida i paesi tropicali invidiando sotto sotto la flemma che li caratterizza
Già perchè è facile immaginare che in Brasile, dove vivo, paese tropicale per eccellenza nell’immaginario collettivo europeo, sole e caldo la facciano da padrone tutto l’anno con tutto quello che ne consegue, calma, tranquillità, gioia di vivere e gusto di una lentezza consapevole. Non è così. Lo dicono le temperature, quest’anno ha nevicato nel sud del paese con un’intensità che ha fatto rabbrividire perfino i meteorologi più esperti e nella grande metropoli San Paolo in casa durante l’inverno, che corrisponde all’estate italiana, si dorme con berretto e sciarpa perchè nessuno ha i riscaldamenti in casa. Caldo e freddo insomma si fanno sentire anche qui ma è la reazione dei brasiliani ad essere completamente diversa dalla nostra. Sono sempre calmi e tranquilli ma soprattutto sorridenti, anche se le temperature scendonon a 5 gradi e si gela da morire. La fretta del vivere, insegna il Brasile, non dipende dalla meteorologia, insomma. Dalle grandi metropoli ai villaggi più sperduti qualsiasi sia la stagione il ritmo di vita non cambia, sempre lo stesso passo, sempre la stessa andatura. “Imagina!” è la parola magica che si sente in Brasile e che si potrebbe tradurre più o meno con “Figurati, non c’è problema”. E non importa che San Paolo abbia una delle skyline più affascinanti del mondo con un indice di produttività da fare invidia al Nord America, il tempo si muove con lo stesso ritmo, quasi musicale come la samba e la bossanova. I brasiliani non hanno l’ansia del futuro nè sentono il peso del passato, tant’è che non si fanno scrupoli ad abbattere per esempio interi centri storici per costruire nuovi grattacieli. Vivono il presente e ci sorridono sopra. Per un europeo può essere una lezione di vita e per chi come me qui ha cominciato a fare il suo business di sicuro lo è stato. Nel lavoro i brasiliani non amano pianificare, preferiscono un colpo di telefono alle email, impazziscono per Facebook che vedono come una magnifica finestra commerciale, si entusiasmano per un niente e poi all’improvviso si dileguano, adorano consumare e mostrare il proprio status anche quando non ce l’hanno, si incantano di fronte a tutto ciò che di raffinato arriva dall’Europa, hanno sete di sapere e riempiono per questo corsi e conferenze. Insomma sono una magnifico popolo bambino che coltiva ogni giorno il fascino della meraviglia e che proprio per questo ha trovato il senso di un tempo non tempo. Quello dell’infanzia, appunto, quando tutto può essere e ancora nulla è accaduto. Per me venire in questo paese è stato davvero fare un viaggio all’indietro nel tempo, della mia storia personale e del mio continente. Qui sto vivendo il boom economico dell’Italia degli anni ’60 che non ho mai conosciuto, condivido una gioia di fare che da noi si è perduta, sorrido e di gusto a tutto quello che mi accade. Insomma, sto imparando come i Brasiliani a consegnarmi all’onda e a lasciare che sia, anche se a San Paolo il mare non c’è.















