VINCENZO BUCCHERI, IL TEMPO DEI RICORDI E SCHERZI DELLA LENTEZZA, DI GABRIELE POLITI
Questa volta la lentezza mi ha giocato un brutto scherzo.
Scartabellando come ogni sera, dopo la diretta del tiggì, la pletora ridondante di comunicati stampa che affastellano il mio scadenziario (e che disboscano verosimilmente qualche ettaro di foresta amazzonica, con buona pace degli “eco-uffici stampa” che in calce alla loro decima mail quotidiana per ricordare sempre lo stesso evento – che hanno anticipato anche a mezzo fax un’altra mezza dozzina di volte - scrivono “non stampare questa mail se non è davvero indispensabile”…benedetti loro, ancora non hanno capito che le loro mail, di solito, non sono MAI indispensabili) scartabellando, dicevo, bla bla, mi sono imbattuto in un comunicato dell’Università di Pavia avente per oggetto un convegno sul cinema.
Il nome del relatore mi è suonato subito familiare: eccolo lì, il mio compagno di corso alla facoltà di Lettere Moderne. Ma dai, insegna all’università, caspita, essendo mio coetaneo non si può certo dire che sia un enfant prodige, però…diamine, professore associato a 39 anni…non da tutti. Bravo Vincenzo, si vedeva che sotto la tua timidezza da schivo ragazzo ligure scoppiettava la passione più autentica. Mi ricordo ancora quel seminario di Teoria e tecnica della Comunicazioni sociali nel quale abbiamo trascritto intere parti della sceneggiatura del Pinocchio di Walt Disney (che anno era? ’90-‘91, vero? Le notti magiche e la prima guerra del Golfo, Fede e Saddam, e il nostro gruppo di vitelloni “universitari per mancanza di prove” che transumava da Milano a Venezia per visitare mostre e tu che mentre ti riaccompagnavamo in macchina la sera dopo la solita cena – poco cibo, molto alcol – ti guardavi in giro per Milano, stranito, con quel ciuffetto da Harry Potter prima di Harry Potter che ti dondolava davanti agli occhialetti tondi alla Lennon – che alla facoltà umanistica facevano molto cool prima del cool - e dicevi “Belìn, ma come fate a conoscere tutte ‘ste strade? Io mi perdo ancora a Savona…”). Be’, strana e bella la vita, eh? Ci siamo persi di vista all’inizio del biennio specialistico e ti ritrovo per caso vent’anni dopo, a un tiro di schioppo da casa, a lavorare in un luogo davanti e dentro al quale passo in media un paio di volte la settimana. Sarebbe bello prendere un caffè insieme. Sono certo che qualcosa da raccontarci lo troviamo senz’altro. Fammi un po’ vedere in che dipartimento insegni…aspetta che sono quasi le otto di sera, ci vedo male e la stanchezza mi rende più superficiale di quanto già non sia.
Leggo fino in fondo il titolo del comunicato. Si parla di una giornata in memoria. Memoria? Scorro qualche parola: “in memoria del giovane professore prematuramente scomparso”. Le mani scollegate di colpo dal cervello digitano su Google il tuo nome. A metà marzo dell’anno scorso, il brillante critico cinematografico e giovane docente di Storia e Critica del Cinema alla facoltà di Lettere dell’Università di Pavia è “morto improvvisamente a soli 38 anni. In ambienti accademici si parla di suicidio”. Scopro che in tuo nome si sono celebrati convegni e giornate di studio. Leggo interventi sui blog di cinema a firma dei nostri comuni insegnanti di allora. E io, che siccome è meglio che lavorare faccio il giornalista, vengo a sapere la notizia della tua morte un anno dopo, quasi per caso.
Manco una sceneggiatura dei fratelli Coen, i tuoi preferiti.
Certo, sono passati vent’anni. Eppure scopro che questa notizia mi fa male come se ci fossimo salutati l’altro ieri dopo la lezione di Linguistica. Non c’è un perché, e sinceramente non mi va nemmeno di cercarlo.
Sì, stavolta la lentezza mi ha giocato un brutto scherzo.
Ti sia lieve il vento, Vincenzo. Tanto, qui giù è tutto un film. E io mi sono pure addormentato nell’intervallo.















