FARE DI MENO NEL 2010

the Idler magazine

Questa pagina che riporta un articolo tratto da Idler la rivista di Tom Hodgkinson e Gavin Pretor-Pinney è curata da Gabriele Politi, giornalista, ma anche soprattutto uno dei soci fondatori de L'Arte del Vivere con Lentezza. Si tratta di un inizio che speriamo grazie a Gabriele dia un contributo ulteriore al vivere lento.

Di nuovo a scuola, di nuovo al lavoro, di nuovo nei campi. Nel vecchio calendario medioevale, il “Lunedì dell’aratro”, il primo lunedì dopo la festa dell’Epifania o Dodicesima Notte, fissava il termine delle vacanze di Natale. Quei fortunati si erano goduti due settimane di dolce far niente, e adesso era tempo di riaprire le attività e imbracciare l’aratro per preparare la terra alla semina di primavera. Un altro punto fermo era il giorno di Saint Distaff, il primo martedì dopo la Befana, che segnava il momento in cui le donne riprendevano le proprie occupazioni al filatoio (…).
Nel 2010, gli uomini hanno ricominciato a lavorare l’11 gennaio e le donne il 12. In realtà, molti di noi riprendono solitamente l’attività il 4 gennaio, e questo significa che prima della Riforma stavamo messi decisamente meglio, nonostante quest’anno la neve abbia allungato le ferie dandoci la possibilità di apprezzare quale potesse essere lo spirito di Natale ai tempi del medioevo.


Il problema dell’istruzione non sta nel fatto che non ce ne sia abbastanza, ma che ce n’è troppa. Gli attuali governi fanno andare a scuola i ragazzi dalle nove del mattino alle tre e mezzo del pomeriggio, affinché i genitori possano lavorare. In quelle ore, i più piccoli passano generalmente il tempo a lamentarsi e a sentirsi dire di “esprimere se stessi” piuttosto che avere davvero qualcosa da imparare. E il governo sta anche pensando di allungare le ore di lezione…
Un approccio di gran lunga più efficiente sarebbe quello di avere giorni di scuola più brevi ma con lezioni molto più dure. Era l’idea di D.H. Lawrence nel suo saggio del 1919 “Educazione per le persone”. Contrariamente a quanto tanti di noi pensano, Lawrence non era certo a favore di una libertà selvaggia lasciata ai ragazzi. Sembra che novant’anni fa ci fosse, come oggi, una tendenza ad incoraggiare l’”auto-espressione” nelle scuole: ogni bambino doveva esprimere se stesso: il perché, nessuno pensava fosse necessario spiegarlo…Un bambino riceveva un tocco di soffice argilla e gli veniva detto di esprimersi…Ora, è ovvio che il primo atto di auto-espressione di ogni ragazzino sarebbe stato quello di gettare quel tocco di argilla addosso a qualcosa: preferibilmente l’insegnante…
Per Lawrence, gli alti ideali avrebbero dovuto essere lasciati fuori dall’educazione, mentre gli insegnanti avrebbero dovuto concentrarsi sulle basi educative fondamentali (…) Nel suo schema, ci sarebbero stati più educazione e più divertimento.
Iniziare all’età di sette anni – cinque è troppo presto – e insegnare a leggere, scrivere e far di conto quali uniche materie necessarie: la lettura deve comprendere geografia, pratica sulle cartine, storia e così via. Tre ore al giorno sono sufficienti per tutto questo. Un’altra ora al giorno potrebbe essere dedicata all’attività fisica. Per il resto, lasciare il bambino da solo: fuori dalla vista e dalle preoccupazioni.
Potremo così immaginare una scuola primaria che accolga i bambini dalle nove a mezzogiorno. Poi il pranzo e due tiri al pallone o un laboratorio per imparare a fare qualcosa di utile tipo il pane. Dalle due fino all’ora della buonanotte gioco all’aria aperta.
E come si presume che i genitori possano lavorare? Be’, questo mi riporta ad un’idea eccellente messa in piedi dal “think tank” della New Economics Foundation, che è la “settimana di 21 ore”. L’idea è quella che se tutti lavorassimo di meno, spendessimo di meno e lasciassimo più tempo libero per attività creative e di piacere, faremmo anche meno danni al pianeta. Il lavoro sarebbe oltretutto più diffuso ed elimineremmo il problema delle schiere di disoccupati. Ha qualcosa in comune con la mia campagna del “Fare di meno”, che sottolinea come l’attività in se stessa divori risorse, mentre restare sdraiati su un prato a guardare il cielo non faccia male a nessuno, ecco perché dovremmo dare un taglio alla prima e dedicarci di più alla seconda.
Mi piacerebbe vedere un mondo in cui la pedestre e prosaica visione dei governi di una nazione di “famiglie di indefessi lavoratori” venisse rimpiazzata da un paese ricco di “famiglie nel ben-essere”, famiglie i cui membri si divertano piuttosto che super-lavorare e super-spendere alla ricerca di quella perennemente elusiva soddisfazione promessa dal mondo commerciale.
Giorni di lavoro più corti, giorni di scuola più corti, scadenze più brevi, vacanze più lunghe, più feste, più giorni di riposo, più gioco. Queste sono semplici risposte allo sfinimento che la società Post-industriale ha creato negli individui, nelle famiglie, nelle organizzazioni, e nella Terra stessa.