UNA FIABA DALLA NOSTRA AMICA GLADJE, UNA STORIA UN PO' VERA
C’era una volta un re che aveva un grande castello con un parco e tante stanze. Nel parco del castello vivevano tanti aironi che erano la cavalcatura dei cavalieri del re. Il re non si interessava molto degli splendidi uccelli. Questi erano animali bellissimi che volavano in alto e portavano i cavalieri da una parte all’altra del mondo. Nel castello vivevano anche tutti coloro che allevavano gli uccelli. Quelli che davano da mangiare, quelli che li pulivano, quelli che controllavano che le ali si spiegassero libere per poter volare in alto e lontano. In una delle stanze viveva una fanciulla, il suo nome era Gladje, che aveva il compito di preparare i pasti degli uccelli. Lei amava quegli animali e li guardava ogni volta che si alzavano in volo sognando di essere sulla groppa di quello che raggiungeva il paese più lontano. Non che lei fosse triste, ma sentiva che alla sua vita mancava qualcosa. Non sapeva dire cosa, ma sentiva una grande nostalgia quando vedeva gli uccelli spiccare il volo con i cavalieri in groppa. Un brutto giorno il re decise che nel suo castello vivevano troppe persone, e che c’erano troppi uccelli e troppi cavalieri. E crudelmente fece uccidere gli uccelli più vecchi, e disse alle persone che avevano lavorato tanti anni di tornare alle loro case perché non aveva più bisogno di loro. Trattenne con se’ solo quelli che gli consigliò un vecchio stregone.Fu una giornata molto triste per tutte queste persone che furono costrette rapidamente a lasciare il castello. Tornarono alle loro case con le lacrime agli occhi.La fanciulla, a dispetto del suo nome, divenne triste. Sedeva alla finestra della sua camera ripensando al tempo speso a preparare i pasti degli uccelli e ogni volta che ne vedeva passare uno in cielo, ripensava a quelli che invece erano stati abbandonati, ripensava ai suoi compagni che stavano soffrendo quanto lei. La fanciulla aveva un animo gentile, aveva imparato il linguaggio degli uccelli e ogni volta che una colomba, un passero, un pettirosso si posava sulla sua finestra, lei chiedeva notizia dei suoi compagni.Un giorno arrivò un usignolo che le raccontò di essere passato davanti alla finestra di Valiant, uno dei cavalieri, e di averlo visto triste e sconfortato. Gladje sentì nel suo cuore un frullo d’ali. Come se un piccolo uccello si fosse appena svegliato dentro di lei.Chiese all’usignolo di farle da messaggero per consegnare al cavaliere una breve canzone. Lei non era brava a scrivere poesie e canzoni, ma le interpretava con sentimento e così l’usignolo decise di assecondarla.Quando arrivò alla finestra di Valiant, notò con stupore che questi lo stava aspettando. Sapeva che c’era un messaggio per lui. L’usignolo cantò il canto della fanciulla e poi raccolse quello del cavaliere.E così l’usignolo cominciò a volare da una finestra all’altra ogni giorno, più volte al giorno.Voi vi chiederete come abbia fatto il cavaliere a sapere del messaggio. Io vi dico che ci sono cose che non si conoscono con i sensi a noi noti. Ci sono cose che attraversano lo spazio e il tempo prima del volo dell’usignolo. Perché sono cose che esistono da sempre. E il momento in cui accadono non sono altro che lo scorrere di un attimo di eterno che, proprio in quanto tale, è senza inizio e senza fine. Semplicemente è.Ma bisogna essere pronti a cogliere i segnali dell’infinito perché gli uomini a volte si distraggono e non pensano che per essere attraversati dal vento bisogna spalancare le porte dell’anima.Ma basta così.Il cavaliere e la fanciulla si riconobbero pur non essendosi mai visti.E da quel giorno fu l’usignolo la loro voce e i loro occhi. Ma loro riuscivano a parlarsi anche col cuore.Un giorno, quando capirono di aver riconosciuto ogni piccola parte del cuore dell’altro, decisero di incontrarsi. E così fu.L’incontro non fu un conoscersi, ma un riconoscersi. E cominciò così una stagione felice.Il cavaliere era splendente, anche senza l’armatura. Perché lo splendore proveniva da dentro. Anzi in qualche modo l’armatura avrebbe potuto distogliere l’attenzione dalla limpidezza dei suoi occhi. Come si dice? Senza macchia e senza paura. Così è un vero cavaliere.La fanciulla tendeva a nascondere dentro di se’ ciò che aveva di bello anche se capitava che gli altri se ne accorgessero anch quando lei non ne aveva coscienza.E continuò la stagione felice. Gladje cominciò a rifiorire. Il suo cavaliere le fece prendere coscienza di essere una persona speciale, degna di un cavaliere. E lei si accorse che davvero era così. Che il cuore si allargava e si apriva come un fiore luminoso. E questa luce incontrava la luce del cuore di Valiant, i due cuori si univano innalzandosi verso vette dove l’aria è talmente rarefatta che un essere umano non sopravviverebbe. Dove si incontrano solo gli spiriti.Ma…..Un’ombra vagava sulla terra. L’ombra di qualcosa senza volto. L’ombra di un male oscuro che laddove vede luce cerca di coprirla con il suo manto, ruggendo come una belva ferita a morte.Gli uomini non sanno di cosa si tratti. Sanno solo che improvvisamente li coglie di sorpresa e li stordisce. E’ qualcosa che striscia, che si infiltra, che cola e piano piano come la pece spegne i colori del mondo, spegne il canto del cuore.Ricordate? Il nostro cavaliere è senza paura. Ma chi è senza paura è più vulnerabile. La paura non è un sentimento negativo perché ti mette in guardia, acuisce il senso di pericolo imminente.Ma il coraggioso Valiant non aveva paura, affrontava col petto aperto le battaglie della vita. Non è che si credesse invincibile, ma non teneva conto che a volte il nemico non ti affronta a viso aperto e con la spada in mano. A volte striscia nell’ombra e ti colpisce alle gambe e quando ti ha steso, tu non riesci più a usare la tua spada luccicante e lentamente, strisciando, si insinua come un veleno entrando a intossicare l’anima e a spegnere il cuore.Voi vi chiederete: e la fanciulla? Oh, lei cercava di tirarlo via con tutto l’amore del suo cuore. Ma la battaglia contro l’ombra non faceva riconoscere a Valiant le mani di Gladje. E i fendenti di spada che nulla potevano contro quella forza subdola, ferivano invece la fanciulla arrivando quasi a colpirla al cuore. Lei lacrimante provava a chiamarlo, ma lui si allontanava sempre di più gridandole: “và via, và via!” Fino a quando lei non udì più la sua voce. Gladje provò a sentire il collegamento della luce che univa i loro cuori. Ma anche quello diventava sempre più flebile.La fanciulla era disperata e si sentiva impotente. Non poteva lasciare che il bel cavaliere col quale aveva condiviso il cuore perisse così.Cominciò allora a chiedere in giro. Aveva sentito parlare di un vecchio saggio che viveva in una caverna. Per raggiungerlo e per potergli parlare era però necessario che lei giungesse a lui con la mente sgombra da ogni pensiero negativo e col cuore che non conservasse nessuna traccia di sentimento oscuro.Lei allora scese nel profondo del suo cuore e si guardò intorno. Trovò ferite, trovò lacrime, trovò parole. Ma non trovò odio né rancore. Solo amore. Amore per il suo cavaliere, amore per gli altri. Allora fece l’ultimo gesto che le rimaneva da fare. Si liberò delle ferite e delle lacrime che il cuore custodiva per essere accolta dal vecchio saggio con un cuore limpido. Chiuse gli occhi per sgombrare la mente da ogni pensiero e quando li riaprì vide davanti a se’ non una caverna, ma una porta che irradiava una luce dorata. Attraversò la porta e si ritrovò su una spiaggia lunga e bianchissima. Seduto a guardare il sorgere del sole c’era un vecchio vestito di bianco, come bianchi erano i suoi capelli e la sua lunga barba.Senza voltarsi il vecchio saggio le fece cenno di sedersi accanto a lui. Dopo un poco il vecchio cominciò a parlare. “So perché sei qui. Tu vorresti che io ti aiutassi a salvare il tuo cavaliere. Ma sappi che alcune battaglie vanno combattute da soli. Sono battaglie di purificazione. Comportano rischi grandissimi e molti soccombono. Ma i cuori puri sopravvivono e ne escono rinnovati. Sono degli eroi. Io sento lo struggimento del tuo cuore e ti dico come aiutarlo. Fiducia, tenacia, pazienza. E so che sono attitudini che non ti mancano. Fiducia in lui. Tu sai che è un guerriero. Combatterà fino alla vittoria. Tenacia. Non rinunciare mai al tuo sogno, coltivalo quotidianamente finché non si avvera. Pazienza. E’ forse la parte più difficile sulla quale lavorare. Tutti i giorni raccogliti in meditazione e prega con la parte più profonda del tuo essere. Quanto più profondamente sentirai, tanto più raggiungerai la sua anima e potrai prenderla per mano. Fallo anche se non riceverai segnali perché non tutto deve essere verificato perché accada. Ma accade”.La fanciulla ringraziò il vecchio che chiuse gli occhi di fronte al sorgere del sole. Ritornò sui suoi passi decisa, con il suo piccolo lume a combattere le tenebre contro le quali il cavaliere stava combattendo una battaglia mortale.E adesso voi vi chiederete…. e il lieto fine?Non so. Il cammino non è completato. Quando lo sarà scriverò il seguito. L’usignolo mi aggiorna quotidianamente.Ma una cosa posso dirvi. Comunque vada, Valiant e Gladje non si perderanno perché quando le anime si riconoscono possono smarrire temporaneamente la strada, ma alla fine percorreranno quella che le farà incontrare di nuovo.
















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Bella fiaba. Ma è una