"IL BELLO DELLA BICICLETTA" di MARC AUGE' - ed. Bollati Boringhieri

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pagg 69, 2009

E' impossibile parlare del bello della bicicletta senza parlare di sè... La bicicletta è quindi mitica, epica e utopica... E' al centro di racconti che richiamano in vita la storia individuale assieme ai miti condivisi della collettività... La bicicletta diventa così simbolo di un futuro ecologico per la città di domani e di un'utopia urbana in grado di riconcilare la società con se stessa.

Visto il rinnovato amore per la bicicletta vi ricordiamo anche "Coppi e Bartali" di Curzio Malaparte ed Adelphi.

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......La bicicletta è

......La bicicletta è verosimilmente il percorso di vita che ogni persona  decide di fare. Io adando in bicicletta  (come pratica sportiva che faccio da anni) mi accorgo sempre più  dlla similitudine che ha con la vita. Ogni persona ha il suo passo, ogni persona affronta  (  "vita" )  la strada come meglio  vuole o crede o come in quel momento è costretto a fare.C'è sempre qualcuno che la prende un pò più forte di te eppure ,se  ti volti indietro, ti accorgi che vi è  sempre qualcuno che non riesce a starti a ruota.

Certo, anche l'età influisce molto sulla pedalata,  infatti vi sono persone anziane che pedalano più lente, i giovani più veloci i bambini per gioco,  insomma siamo tutti ciclisti e tutti  legati alla propria  bicicletta (cioè la vita)  e ogni persona  la prende come vuole veloce o piano,  in salita (...cioè piena  di incarichi gravosi  con impegni di carriera  con poco tempo per se e la famiglia e senza accorgersi che il tempo intanto  passa  e no ti da repliche) oppure c'è colui che pedala calmo,  vede e  gusta tutto della pedalata ( ...vita)  e si rilassa e arriva dove vuole.

Non pare anche Voi che la bicicletta possa essere paragonata alla vita di ciscuno di noi???mentre la strada n on è altro che come ognuno di noi vuole affrontarla?????

Saluti a tutti e.....buona pedalata..

 

Ho letto il libro in un

Ho letto il libro in un fiato in tarda serata: ho avuto la sensazione di andare in bicicletta, ho ricordato le mie prime volte in bicicletta. Amo andare in bicicletta, vedere come le strade, soprattutto i cigli delle strade di campagna cambiano giorno dopo giorno, è tanto tempo che non mi concedo un bel percorso lungo km come mi piace fare e come facevo fino a qualche anno fa. Ora riscopro in questo libro le competenze chiave che ogni studente deve acquisire al termine del biennio della scuola secondaria di secondo grado. Un ottimo spunto da cui partire per imparare ad imparare.

Io sono della generazione

Io sono della generazione che è cresciuta con i nonni, perchè i genitori facevano gli operai. Era il periodo del boom economico e, per poterci finalmente permettere il telefono, una 600, la casa in affitto con il riscaldamento, la tv e il cesso in casa ... si doveva (la lo facevano con allegria) lavorare in fabbrica.

Così è stato il nonno che mi ha comprato il biciclettino con ruote e che, con pazienza, mi metteva in sella nel cortile della nostra casa e via ... come in un velodromo!!!! Io giravo e giravo, e lo guardavo e lui mi guardava con orgoglio (per me che imparavo o per lui che mi insegnava?) ... ed eravamo proprio una bella coppia.

Io ho imparato dassolo, facendo un sacco di voli e cadute

il mio problema era che i miei genitori avevano paura che io andassi in bici, così ogni volta che qualcuno dei miei amici me la prestava, partivo come un razzo, ma in realtà non la sapevo guidare bene e cadevo in continuazione. Senza casco, ma con molta fortuna  e tanti cerotti sulle ginocchia e sulle mani.

Vi propongo un gioco: chi vi ha insegnato ad andare in bici?

Cari lentoni, vi propongo un gioco per i "nostri" amici ricordarci  di chi ci ha insegnato ad andare in bicicletta (senza rotelline) e magari qualche pensiero legato ad allora.

Un bacione lento

Fulvia

Per me è stato il mio cugino Sandro, io avevo 5 anni, lui 9, è stato pazientissimo!!!!!!!!!!! Io non volevo che mollasse il sellino.

In realtà non è che

In realtà non è che ricordo proprio il senza rotelline ... il mio ricordo si fissa sui momenti interminabili, stranissimi e magici della "una rotellina sola".

E' stato mio padre, nelle sere d'estate, a togliermi la rotellina gemella "così impari a non avere paura ... vai!!!!"

E io andavo perchè mi fidavo molto del mio papà ... ma ricordo i miei dubbi, le mie perplessità e il mio non apprezzamento di quell'andatura inclinata della mia biciclettina. Mi sentivo una torre di Pisa e continuavo a chiedermi cosa ci fosse di bello in tutto ciò.

Finalmente la mamma mi ha tolto anche l'altra rotellina, io sono tornata dritta e felice!