"LA GEOGRAFIA DELLA GIOIA" di ERIC WEINER - ed. Rizzoli

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pagg. 355, 2008

"Qual è allora il segreto della gioia? Eric Wiener, dopo un'intera vita professionale da inviato di guerra, vuole vederci più chiaro, e fa le valigie. Il suo viaggio lo conduce nella buia e gelida Islanda, uno dei Paesi più felici al mondo; in Bhutan, dove il re promuove la Felicità interna lorda come politica governativa; in Thailandia, dove la letizia consiste nel non pensare; in India, dove il progresso tecnologico si fonde con l'antica sapienza dei guru; in Svizzera, dove scopriamo le virtù nascoste della noia e appuriamo che l'invidia è la grande nemica dell'allegria; fino in Moldavia ... agli ultimi posti nella classifica della gioia:"

Comments

Non si può non essere in accordo con voi

Si indubbiamente si vive in un mondo veloce, sicuramente troppo veloce. questa velocità è creata dalla tecnologia e l'essere umano non può stare al ritmo delle macchine. Ci sono un'infinità di esempi, ed ognuno nel proprio campo potrà sicuramente trovarne, in cui certe azioni prima per forza di cose avevano un tempo diverso e guarda caso più lento. Noi trentenni, a cavallo del bum tecnologico non possiamo che notarlo molto. La prossima generazione nascerà veloce.

Ma questo è un serpente che si morde la coda. Ricordo quando il mealing era cartaceo, azzo che lentezza, che catena di montaggio uno piegava l'altro imbustava, un'altro affrancava, uno spediva. si certo era anche un momento per stare tutti insieme per chiaccherare e poi era molto più faticoso e laborioso e quindi si stava attenti a quello che si scriveva.

Ma quanta carta si usava? quante energie si perdevano? quanta alienazione (ripetizione dei movimenti) c'era?

Ora carta zero! tempo meno di un centesimo! alienazione meno di un decimo!

 Credo che le prestazioni date dalle nuove tecnologie siano vissute male. perché non ci si ferma più ariflettere su quello che si fa. tanto farlo è talmente veloce che giusta o sbagliata che sia mi va bene lo stesso. caso lampante le fotografie. quando costavano ci si stava del tempo prima di fare una foto, mo via una dietro l'altra velocissimi.

quando i libri si impaginavano su cartoncino si andava pianino con la produzione. ora non solo ci sono i programmi, ma adirittura i programmi che impaginano in automatico.

 Chiaramente tutto questo non può che portare ad un'ansia di prestazioni.

siamo in un mondo veloce e sicuramente fermarsi un attimo prima di premere un bottone non ci farà altro che bene.

cari saluti

daniele

risposta a sig. Daniele

Si, il sig. Daniele ha ragione. Ansia da prestazioni e' il termine giusto. Quando ero ragazzo per telefonare c'erano i gettoni e quando si doveva fare una telefonata da una cabina, era una specie di rito, sembrava che uno dovesse fare chissachecosa, poi sono venute le carte telefoniche che ci fecero tutti piu' moderni e poi... i cellulari che ci seguono, ahime', anche sotto la doccia.

La lettera era un altro rito. La busta, il francobollo, meglio se bello , o artisticamente rilevante. Quando scrivevo lettere a Roma , rammento che mi recavo negli uffici filatelici delle PPTT, nei pressi di via della Mercede, per applicare sulle buste o sulle cartoline i francobolli piu' belli. Non era questo un semplice vezzo del mittente, ma anche una forma di rispetto per il destinatario. In questo momento sto usando la posta elettronica, ma appena possibile, torno alla busta , al biglietto alla penna stilografica per scrivere in bella calligrafia un indirizzo, un pensiero, un saluto un augurio. Oggi i giovani non sanno neanche dove sia di casa la bella calligrafia. Alle elementari. da me frequentate nei primi anni '60 i maestri ci tenevano eccome ! Oggi molta gente mi domanda: "come mai la tua calligrafia e' cosi bella?" -Semplice- "rispondo io me l'hanno insegnata"!

Senza contare che se nessuno usa piu' le stilografiche , le buste e i francobolli, tutti coloro che vivono con queste attivita' cosa si metteranno a fare ? In ogni caso scrivere con tranquillita' mi sembra un ottimo comandalento. 

Ecco dunque una modesta proposta, perche' il vostro benemerito Sodalizio non parla anche di questo? Saluti cordiali sig. Daniele.

Sem