"FILOSOFIA DELLE NUVOLE" di LUCA MERCALLI - Rizzoli ed.

in

pagg.       , 2008

 

INTERVISTA A LUCA MERCALLI, tra Merlino e Galileo

di Bruno Contigiani

Certo che intervistare Luca Mercalli, per uno che in fatto di previsioni del tempo è un seguace di Salvatore Furia, l’ottuagenario meteorologo che dall’Osservatorio di Varese, le azzecca quasi tutte (un po’ debole forse sull’Oltepo’) è un salto non da poco come in parte sostiene Mercalli: da Merlino a Galileo. Ho incontrato Luca Mercalli, in un bar di Milano, per la precisione a Niguarda, riuscendo ad infilarmi alle 20 di un sabato sera tra una registrazione di “Chetempochefa” e una sua relazione sui cambiamenti climatici in un piccolo teatro di quella zona. Ma si sa che una delle caratteristiche di noi lenti è l'adattabilità e poi, come avrebbe detto il nonno Walter: "Ghé dumà la cocacola, sa vorat bev?" (c'è solo la cocacola, cosa vuoi bere?)

 

 

Luca MercalliDi  Mercalli è appena stato pubblicato per Rizzoli, Filosofia delle nuvole, e proprio le nuvole sono state protagoniste anche di un appuntamento a Roma durante la prima giornata della lentezza, in cui Paolo Sottocorona, il meteorologo de La 7 ha guidato alla terrazza del Pincio i cacciatori di nuvole. Le nuvole sono un invito alla contemplazione e uno dei primi modi in cui ci si rapporta al Tempo, nel senso di Weather, ma anche come vedremo in quello di Time, ma torniamo al Libro di Mercalli.

 

 

Nel libro lei sostiene, che le nuvole non sono fatte di zucchero filato né di una sostanza a lei solo nota e segreta come il forlossio, ce lo vuole svelare? E’ un liquido?

Non ci ho mai pensato mi sono concentrato solo su di un termine, me lo immagino però come un solido leggero, spugnoso e biancastro tra una meringa e il gesso.


Le tecnologie non stanno divaricando sempre più gli aspetti filosofici e un po’ legati alla tradizione a cui ci siamo abituati in termini di previsioni del tempo?


Se ci si rende conto che la meteorologia è una scienza e non  un tentativo di fare tesoro di esperienze maneggiabili da tutti, per leggere una parte del futuro, una scienza tra l’altro impenetrabile, in cui ci sono meccanismi atmosferici complessi anche per gli addetti ai lavori, meccanismi contro intuitivi che fa ricorso alla matematica e alla fisica di altissimo livello, ogni volta che dobbiamo far funzionare delle previsioni meteorologiche dobbiamo abbandonare la sfera delle superstizioni.
Io mi reputo un tecnico, che utilizza le grandi intuizioni di veri e propri geni e che cerca di far ricorso a ogni strumento scientifico per avvicinare sempre di più le previsioni alla realtà, la mia è una visione più orizzontale, a me piace mettere a contatto la meteorologia con tanti fattori, la storia, la società, la cultura.

Non trova che l’introduzione di tecnologie così sofisticate oltre a creare attese di certezza induca un’ansia di controllo dei fenomeni del tempo?

Oggi la meteorologia è solo accettata di più, vent’anni fa era un prodotto  molto vicino all’oroscopo, con il Meteo la gente ha un rapporto molto utilitaristico: ne faccio uso perché funziona. Oggi è difficile sbagliare una previsione.
Le persone forse sono diventate un po’ insofferenti, vogliono la precisione totale
Oggi forse si è saltato un passaggio, dalla meteorologia di 20 anni fa che sbagliava a livello di dire se ci sarebbe stato il sole o la pioggia, al non accontentarsi di una precisione che viaggia attorno al 95% di successo. Nella storia dell’umanità è la prima volta in cui si riesce a prevedere costantemente un futuro, di qualche cosa di variabile. Si è saltato proprio il momento della lentezza, cioè la capacità di sapersi godere un risultato.
La gente ha perso la capacità di lasciarsi stupire del fatto che finalmente le previsioni sono azzeccate per passare a un voglio di più, che è figlio dei tempi, la novità deve sempre seppellire l’acquisizione precedente e così non hai più l’attimo per goderti il presente.

Lei avrebbe il coraggio di annunciare un ferragosto di pioggia? Non c’è su di voi una pressione dell’industria turistica?


Non mi sembra che ci sia un tentativo di corrompere i meteorologi, comunque sarebbe impossibile, perché oggi le fonti di informazione sono veramente tantissime, se mai c’è un forte timore da parte nostra di prevedere qualche cosa di sbagliato che può influire sulla vita della gente. Deve prevalere un senso di responsabilità anche nel dare notizie cattive.

Non trova che si privilegi un tono un po’ catastrofistico?

Quello che stiamo vedendo nel clima oggi è il prodromo del riscaldamento globale questa è la vera emergenza, la catastrofe.
Le piogge e le inondazioni ci sono sempre state, ma la gente non si rende conto che non si può fare sempre tutto, che se ci sono piogge torrenziali o nevicate pesanti non si può fare come se niente fosse, che si può fare a meno di andare a sciare o di guadare un fiume, esiste purtroppo una generazione no limits, che vede in un annuncio di maltempo l’opportunità per una sfida.

Forse siamo così abituati all’aria condizionata o ai riscaldamenti casalinghi che viaggiano a temperature equatoriali sottovalutiamo la natura e quando veniamo a contatto con il mondo reale forse siamo un po’ impreparati

Forse un po’ meteoropatici?

Non ho dati, non mi sembra che ci sia un approccio scientifico.


Si potrebbe tentare una trasmissione televisiva che approfondisca i tempi climatici?

Ci abbiamo provato all’inizio, ma per ora non mi sembra possibile, il clima non è ancora amato come il calcio.